I racconti di Alessandro

moda e ristoranti

“La moda passa, lo stile resta” diceva la grande Coco Chanel. Un pensiero questo che ho sempre ritenuto valido anche per la ristorazione.

Nel corso di questi trent’anni alla guida del ristorante Camponeschi e ancor prima mentre ero spettatore e ospite del ristorante di famiglia, ho visto tanti colleghi ristoratori inseguire le mode anche a tavola.

C’era una volta il ristorante con gli interni in legno in stile irish pub, poi improvvisamente soppiantato da interni bianchi. E in breve tutti i ristoranti sono diventati più candidi di un Natale in Trentino. C’è stato il tempo del minimal chic e quello delle brasserie.

Di recente, complice la crisi e la mania del riciclo e del materiale green, i pallet hanno invaso i ristoranti: divani in pallet, poltrone in pallet, scaffali in pallet, sgabelli in pallet e persino fioriere in pallet.

E alla moda degli interni si è accompagnata anche quella della mise en place. Addio tovaglia, benvenuto runner. Ciao anche al lampadario di cristallo, sostituito da luci fatte con bottiglie o barattoli da cucina. Per non parlare del cestino del pane, rimpiazzato dal sacchetto di carta del fornaio risvoltato.

E poi ovunque grandi lavagne di ardesia con su scritto il menu del giorno e tavoli social da condividere con gli altri clienti. Il risultato? Luoghi omologati e privi di personalità.

Più che seguire la moda ho preferito negli anni creare uno stile senza tempo, quindi “eterno”. Le sale del Camponeschi sono di gusto rinascimentale, curate nel dettaglio da mia sorella, l’architetto Marina Camponeschi. Non lascio nulla al caso, comprese le preziose cristallerie che rendono la tavola davvero elegante.

Camponeschi: non una moda ma uno stile di vita!

 

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