5a regola del buon ristoratore

quinta regola del buon ristoratore

Alessandro Camponeschi, patron dell’omonimo ristorante in piazza Farnese con alle spalle 30 anni di successi, anche oggi aggiunge un consiglio al suo speciale vademecum dedicato agli addetti ai lavori.

Ecco la quinta regola del buon ristoratore:

Nel rapportarsi con il cliente usare sempre l’umiltà.

“Molto spesso, purtroppo, i ristoratori si approcciano al cliente con una certa dose di saccenteria, un atteggiamento non adeguato e in contrasto con l’arte dell’accoglienza.

Una consuetudine questa dilagante nelle nuove generazioni che sbagliano nel loro atteggiamento creando un distacco inopportuno con l’ospite”. Parola di Alessandro Camponeschi, che aggiunge: “Saper interpretare il suo desiderio è un’arte e l’umiltà nell’approccio diventa essenziale”.

Umiltà che non vuol dire in nessun modo servilismo, ma essere aperti nei confronti del cliente in modo da metterlo a suo agio. Questa virtù è inoltre fondamentale per interpretare i desideri del cliente in quanto a tavolo, cibo, tipo di servizio. Mai contrastare le sue scelte per imporre le proprie.

C’è chi decide di bere un vino rosso corposo sul pesce, chi di utilizzare il formaggio su un primo di mare… anche queste esigenze vanno assecondate. Occorre poi discrezione e buona educazione. Non si può per forza raccontare un piatto laddove la situazione non lo permette. Significherebbe essere autoreferenziali.

Per creare sintonia occorre anche empatia. Quella però non si può insegnare.

 

Love affair: quinta regola del buon ristoratore

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