2a regola del buon ristoratore

Seconda regola del buon ristoratore

Anche oggi, Alessandro Camponeschi, terza generazione di ristoratori e patron dell’importante ristorante in piazza Farnese, racconta “in pillole” i segreti del suo successo attraverso un vademecum che dedica agli addetti ai lavori. Si rivolge a chi sta pensando di aprire un ristorante o a chi un ristorante ce lo ha già ma vuole migliorarne le performance.

Ecco Seconda regola del buon ristoratore…

Non pensare di avere un team dall’oggi al domani.

Formare una squadra non è semplice, ci vogliono anni e anni di collaborazione. L’elemento fondamentale è la capacità delle persone di interagire nel team. È importante il carattere, ma anche il modo di porsi nei confronti del cliente. Eppure, nel momento in cui si seleziona il team, ciò che davvero non va trascurato è: capire se ha un cuore. Questo vale molto più delle altre capacità professionali.

Un team è tale se all’interno si crea una brigata, se parla con un’unica voce, si unisce in un unico corpo che pensa e si muove in un’unica direzione.

La mia squadra ha un cuore che batte allo stesso ritmo. Per fare questo il tempo è stato fondamentale. Il team lavora con me da anni. Insieme abbiamo attraversato le diverse fasi della vita personale e professionale e abbiamo imparato a intenderci anche senza parole.

Quando durante il servizio cerco lo sguardo di un mio collaboratore, so di certo che lui saprà decodificare quello sguardo e agire di conseguenza.

E quest’armonia che c’è tra tutti noi arriva al cliente come braccia aperte pronte ad accoglierlo in modo autentico e mai stucchevole.

 

Love affair: Seconda regola del buon ristoratore

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